Uscita all’Abisso Col de la Rizza

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Attività svolta il: 12/01/2014

Domenica mattina lasciandoci alle spalle una pesante coltre di nebbia, io e Dado, partiamo in direzione Cansiglio dove abbiamo appuntamento con Stefano e Mirko di Ferrara. Appena imboccata l’autostrada magicamente la nebbia scompare rivelando una magnifica giornata di sole.Col de la Rizza 2014-01-12 placchetta

Dopo una sostanziosa colazione Bar Bianco a base di dolci, cappuccino, panini e vino rosso (non in quest’ordine) partiamo in direzione della grotta. Grazie alla totale mancanza di neve arriviamo, all’inizio del sentiero, comodamente in macchina.

Io e Dado ci cambiano e ci dirigiamo verso la grotta precedendo in discesa i Ferraresi. Scendiamo rapidamente lungo il pozzo da 100 mt ed in men che non si dica siamo al salone principale. Attendiamo l’arrivo di Stefano&Mirko e poi ci dirigiamo verso la parte terminale del salone, da dove partono le risalite aperte nelle precedenti uscite.

Visto che lo spazio non è molto (quel poco è anche sotto un forte stillicidio) e che per Mirko era la prima volta in Rizza, decidiamo di dividerci. Dado e Stefano continueranno ad attrezzare la risalita mentre io e Mirko faremo un giretto turistico fino al Salone del Pentivio. Neanche il tempo di dividersi e sento Stefano che in modo folcloristico annuncia la rottura di una punta del trapano. Chi ben comincia…

Col de la Rizza 2014-01-12 ingressoIo e Mirko invece in un’oretta siamo in testa al Salone del Pentivio. Decidiamo di non scendere il pozzo e di fermarci alla Sala dei Ferraresi per una piccola pausa. Dopo aver mangiato qualcosina ripartiamo verso il salone per attendere Dado e Stefano, ma poco prima di arrivarvi scopriamo, dalle vociare, che sono loro ad aspettare noi.

Morale… la risalita stropa! (chiude)

Dopo un’abbondante bevuta di the’ caldo riprendiamo la via del ritorno (P100), uscendo con ancora un po’ di luce. Rientrati all’auto ci cambiamo e facciamo un piccolo punto della situazione. Rimangono alcune risalite da controllare e poi… si vedrà.

Poco dopo ci salutiamo e riprendiamo la strada per la pianura, venendo di nuovo sommersi dalla stessa pesante coltre di nebbia che avevamo lasciato la mattina.

Testo e foto di Federico Narduzzi

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