Mini campo Canin 2011

17:02

Vi propongo piccoli aggiornamenti arrivati dal mini-campo in corso questa estate nel Monte Canin.
Ci aggiorna Federico:

Ciao a tutti.
Mercoledì al nostro arrivo in bivacco abbiamo notato che le taniche erano vuote causa scollegamento tubi.
Oggi passeggiata alla sorgente per riempire tutte le bottiglie. 
Tempo cosi così.  Sempre vento freddo.  Temperatura interno bivacco 12 C°.  Fuori più o meno uguale . 

A presto.

Proiezione: Grottenarbeiter – Alla ricerca del fiume nascosto

12:25

Venerdì 1 Luglio 2011 – Ore 21:30
Auditorium della provincia di Treviso – ingresso libero

 

Grottenarbeiter 
Alla ricerca del fiume nascosto (anteprima)

Tra Trieste e Lubjana, nel cuore della vecchia Europa, esiste ancora un territorio sconosciuto, incognito: un fiume sotterraneo che entra in Slovenia e fuoriesce nel mare Adriatico dopo un percorso di circa 50 km quasi completamente ignoto. Un fiume della notte che unisce due nazioni e che l'uomo tenta di raggiungere da oltre due secoli. Una storia di sfide impossibili, successi e tragedie: sostenuta prima dalla spasmodica ricerca dell'acqua per la città di Trieste, poi dal desiderio tutto umano di conoscere, svelare i misteri, illuminare il buio. Fino a diventare oggi la cronaca dei un'avventura reale, una della ultime esplorazioni geografiche possibili sul nostro Pianeta.
La ricerca del Fiume della Notte.
In tutto il mondo la parola carsismo significa grotte, e non a caso il nome deriva proprio dell'altopiano che sovrasta Trieste. Qui è nata la speleologia, la scienza che studia il mondo sotterraneo. E' nata per la ricerca del Timavo sotterraneo, ma nasconde due secoli di tentativi il mistero non è ancora stato risolto.
Il presente del racconto è il tentativo contemporaneo di due gruppi di speleologi triestini, in competizione tra loro, volto al raggiungimento del Timavo attraverso un'impressionante serie di scavi sul Carso triestino che sono tuttora in corso. Uno sforzo estremo, duro e molto pericoloso, paragonabile solo a quello dei minatori del XVIII secolo, giustificato solo da una passione senza limiti e dal desiderio incontenibile di trasformare una leggenda in realtà.

Film documentario di 52 min
Regia: Tullio Bernabei
Fotografia: Giano Sironich
Produzione: Fantastico
Distribuzione: National Geographic e La7

Tranquillo, non ti bagnerai molto… uscita a La Val

22:19
Circa un mese fa, Cristal, un amico dell'USP (Unione Speleologica Pordenonese), mi invitò ad una uscita presso la grotta di "LA VAL" nel pordenonese. L'uscita serviva per portare al fondo tutto l'occorrente per lo speleosub che la settimana successiva avrebbe esplorato un sifone.
Accettai subito con entusiasmo, ma con un piccolo timore: ero fermo da circa tre mesi e già mi immaginavo la sfacchinata.
Appuntamento sabato mattina presto a Fontanafredda e da lì in macchina fino a Clauzetto.
Siamo i primi al parcheggio, ma poco dopo alla spicciolata cominciano ad arrivare anche altri speleo noti (Felpe, Bardo) e non.
Neanche terminato il rito della vestizione e si parte. Il mio sacco non pesa molto, per fortuna.
Appena dentro la grotta mi trovo davanti una stalattite di ghiaccio, molto bella.
Sebbene sia effimera, faccio attenzione a non romperla. Dopo alcuni saltini abbastanza stretti si arriva ad un piccolo pozzo (10 mt circa) ed a quel punto capisco che da lì in poi l'acqua la farà da padrona. La progressione avanza; si è in continuo movimento. Il sacco si incastra spesso.
Saltino, traverso, saltino poi di nuovo traverso e così fino al punto in cui c'è da passare un laminatoio. Mi avevano detto:< tranquillo, non ti bagnerai molto…>. Appena lo vedo mi vengono i brividi. Lungo circa 15mt, si abbassa fino a circa 50 cm ed è bagnato. Mi faccio forza. L'impatto delle mani con l'acqua gelida mi fa rabbrividire, ma il massimo è sentire l'acqua che ti entra nelle gambe e negli stivali. Il sacco come sempre non collabora. Esco dal laminatoio zuppo a metà, ma almeno il torace è asciutto.
La progressione continua: saltini, traversi, cascate, marmitte grandi e piccole e ad un certo punto fango, tanto fango. Manca poco. <Un ultimo sforzo> mi dice Cristal: < Ora si gattona!>.
Al confronto il laminatoio è stato un scherzo. Si gattona su ciottoli di ogni forma e dimensione: sabbia, fango, pezzi di conglomerato. Le ginocchia fanno male; chiedono pietà. A metà di quel budello, incrociamo Felpe e Bardo che vanno nella direzione contraria per raggiungere un'altra zona della grotta e continuarne l'esplorazione. Proseguo. Il dolore alle ginocchia si fà sentire. Il sacco si incastra spesso e volentieri. Non so come trasportarlo. Basta, mi dico:mi fermo qui e torno indietro. Non ce la faccio più. Sono in affanno.
Ma sento delle voci, la meta è troppo vicina per mollare. Non posso mollare! Avanzo bestemmiando e… arrivo alla fine. Fondo della "La Val" in tre ore. Sono felice. Mi accascio sfinito, senza pensare al ritorno. Ci sono gli altri. Devono fare il paranco per il materiale. Divoro il panino ed un po' di frutta secca.
Dopo un attimo di pausa guardo Cristal e gli dico <Andiamo.>.
Si riparte verso l'esterno. Lenti ma continui. Il percorso è faticoso, ma in tre ore siamo fuori con ancora un pallido sole che ci riscalda.
Sono stanco, sfinito, ammaccato, indolenzito, bagnato fradicio, ma dentro di me soddisfatto e felice.
La Val….alla prossima.

Dentro i Piani Eterni

20:00

Anche quest’anno il GSP ha organizzato il campo invernale per continuare con le esplorazioni del PE10.
Tre sono le squadre che si sono susseguite nelle esplorazioni , con turni di sei giorni ciascuno.
Io farò parte della terza squadra, composta di tre persone.
Sabato 2 gennaio salgo lungo il sentiero che dal lago della Stua porta a Casera Brendol, comodo campo base per l’avvicinamento all’ingresso della grotta.
Lo zaino e’ stracarico di roba e sta nevischiando: dopo quattro ore arrivo alla casera. Là incontro Marco Cicca e Tebe. Giulio e Giulia di Padova arriveranno in serata.
Domenica 3 gennaio: la giornata è stupenda e la neve è ben assestata. In mattinata prepariamo il materiale che porteremo dentro, per lo più cibo, e partiamo alla volta dell’ingresso del PE.
Cambiarsi non è traumatico perché il sole scalda bene. Traumatico è invece l’ingresso in grotta: le corde sono rigide come bastoni e la discesa è un po’ problematica. Fino al primo pezzo di traverso tutto è avvolto dal ghiaccio e fá un freddo porco!
Dall’ingresso ci vogliono circa 7/8 ore di progressione per giungere alla (altro…)

1 2 3